•••ESPOSIZIONE TEMPORANEA IN CORSO – Dal 01 al 10 / GIUGNO 2026•••
ONE WAR
... una storia.
...non è ombra, questa. L’oscurità è pressoché totale. Se c’è un cambiamento dello spazio, cambiano anche i volumi della mia percezione; il buio è totale, ma non siamo a fine giornata. Dovremo essere intorno alle 11:00 del mattino, perché allora ci troviamo immersi nella totale oscurità?
Mi sta venendo un dubbio. Un pensiero folle, pesante da portare sulle spalle.
Con il palmo ben aperto, da sotto, questo peso lo passo veloce, soppesandolo, sull’altra spalla.
E’ ingombrante, invadente, difficile da accettare anche solo come folle pensiero.
Però devo pronunciare quelle parole, e allora mi chiedo... ma tutta questa oscurità, non è che sono morto?
Mi chiedo... alzo lo sguardo, porto gli occhi sopra lo schermo del MacBook tirando il collo verso l’alto, ancora oscurità, tutto intorno.
Forse la morte è proprio così.
Cominci con il farti un sacco di domande, sembra che non si trovino risposte soddisfacenti.
Cerchi di tenere sotto controllo quel filo di tensione. Ti sforzi affinché resti solo un filo, ma c’è un silenzio irreale, come vivere uno spazio preconfezionato. Standard. Troppo. E questo troppo disturba.
Sì, perché ha proprio una formula, che viene cucita sulle spalle con un’uguale per tutti.
Varcata la soglia, tutti vestiti con la stessa divisa.
Mi torna alla mente quando, da bambino alle colonie, ci vestivano con quella tutina a gambe corte, tutta un pezzo e abbottonata davanti, di un tessuto fra il cotone e la spugna, nei colori pastello del celeste o di un giallo chiaro, pastello appunto. Una roba ineguagliata.
Vedo... si fa spazio l’immagine sfocata di una luce al neon circolare, sta davanti alle palpebre calate sulle iridi dei miei occhi. Sento anche il brusio di una voce, parole impastate dal tono insistente che riconosco come qualcuno che vuole qualcosa...
Uomo con cuffetta in testa viene e va’... bianco accecante.
Camice, guanti in lattice, cazzo!? Ma sono in ospedale... infermiera, dottore sopra di me...
Mi ha immobilizzato la testa, ma anche il resto del corpo non riesco a muoverlo. Cazzo!
Cosa mi è successo? riesco a chiedere... E lui inizia a parlare, come una voce fuori campo, non vedo la sua bocca e il labiale da associare a quelle parole. Chiede in continuazione se comprendo quello che dice, ma non ne sono sicuro.
Aggressione, non esplosione!
ESPL...??.. un... schegge.
Gambe, schiena... le mani. Sotto la clavicola, sparato, fuori dall’auto, sull’asfalto, sangue ...
Cazzo, mi hanno sparato?!
NO, L’ESPLOSIONE MI HA SPARATO FUORI DALL’AUTO. Ecco!
Ma perché?
Ci hanno attaccati. Siamo in guerra. IN GUERRA ?!?!!
Ma io non sento nulla. MORFINA. Ecco!
Non ..., di nuovo. Ma dove andate? Il buio, ancora ?! NO, non mi perdo ...
ah ..., mi state perdendo?
Cazzo...
Sto morendo. Ora che avevo un sacco di cose da chiederviiii..... Biiiii... linea piatta.
Finito, così.
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